L'uranio impoverito ha colpito almeno sei trentini.
Oltre ai due militari diciannovenni deceduti dopo essere rientrati da una
missione in Bosnia di cui ha parlato il presidente provinciale dell'Unms
(Unione nazionale mutilati per servizio) ci sono altri quattro militari
che avrebbero contratto forme tumorali dopo aver prestato servizio sia
in Bosnia che in Kosovo. I dati sono dell'Osservatorio militare, un'associazione
presieduta dal maresciallo Domenico Leggiero che si batte da anni al fianco
di chi ha contratto malattie dopo aver prestato servizio in zone bombardate
con proiettili all'uranio impoverito.

L'uranio impoverito è ormai diventato
un incubo per molti dei militari che hanno partecipato alle varie missioni
nell'ex Jugoslavia. Ufficialmente l'esercito ha sempre rifiutato di attribuire
i decessi all'uranio impoverito, ma la statistica redatta dal maresciallo
Leggiero è impressionante:«A oggi possiamo dire che i morti a causa di
malattie provocate dall'uranio impoverito sono 34, mentre i malati sono
276. L'esercito, però, non lo ha mai riconosciuto come causa di servizio.
O meglio, è successo in un caso e il giorno dopo la commissione è stata
sciolta. Molti hanno percorso la via giudiziaria. In primo grado i tribunali
ci hanno dato ragione, ma in secondo grado finora è andata male. Quello
che è più preoccupante è che su tutta la vicenda sta calando un velo di
silenzio. La gente continua a morire, ma nessuno ne parla più. I malati
sono in tutta Italia e hanno contratto patologie gravi».

Sui quattro
militari trentini affetti da forme tumorali dopo aver prestato servizio
nell'ex Jugoslavia, il maresciallo Leggero non vuol dire di più: «Noi chiediamo
sempre ai nostri associati la disponibilità a intervenire sui mass media
e i quattro trentini preferiscono la riservatezza. Per questo non posso
dire molto sulla loro vicenda. Quello che posso dire è che hanno contratto
patologie tumorali. Non posso neanche dire come procedono le cause giudiziarie
intraprese».

La vicenda è seguita da vicino anche dall'Osservatorio sui
Balcani di Rovereto. Nicole Conotteri studia da anni il problema e tenta
di squarciare il velo di indifferenza che sta calando sulla sofferenza
di chi ha contratto terribili malattie servendo la patria in missioni internazionali:
«In Bosnia nel 1995 e in Kosovo nel 1999 sono cadute 10 mila e 800 bombe
all'uranio impoverito. Sulle conseguenze del contatto con questo tipo di
ordigni c'è uno studio recentissimo della dottoressa Gatti dell'università
di Modena. La dottoressa ha provato che l'esplosione di questo genere di
proiettili deposita nel terreno microparticelle di piombo o di arsenico
che vengono inalate e, dal momento che sono piccolissime, entrano facilmente
nell'organismo. Questo provoca molto facilmente malattie come il linfoma
di Hodgkin. Purtroppo, però, non c'è la volontà di andare a fondo della
questione. Nel novembre scorso è stata istituita una Commissione parlamentare
sull'uranio impoverito, ma a sei mesi di distanza non ha ancora iniziato
a lavorare. E intanto la gente continua a morire».

di Ubaldo Cordellini