il Secolo XIX del 4 agosto '07
GENOVA. C’é anche un epidemiologo genovese che lavora come consulente per conto della Commissione d’inchiesta del Senato sull’uranio impoverito. Si tratta di Valerio Gennaro, in servizio all’Ist di Genova. L’epidemiologo è da poco rientrato da una ricerca sull’uso dell’uranio impoverito compiuta, insieme ad altri consulenti, nel poligono interforze dell’area militare di Quirra, in Sardegna. Nei paesi circostanti si sarebbero registrati malformazioni tra animali e gravi problemi di salute per alcuni abitanti della zona.
Si parla di persone anziane residenti in questi paesi circostanti al poligono che sarebbero affetti da forme tumorali conseguenti all’uso dell’uranio impoverito in questa base militare, durante le esercitazioni di tiro. Ieri pomeriggio, lo specialista ha parlato in videoconferenza da Genova in merito alla ricerca effettuata in Sardegna con i senatori della Commissione d’inchiesta riuniti a Roma.
L’epidemiologo, dopo aver fatto il punto sulla situazione, ha detto di aver rilevato, durante la ricerca di tre giorni compiuta in Sardegna, la presenza di alcuni elementi che deve assolutamente approfondire prima di potersi pronunciare.
Un giudizio molto importante questo espresso da Valerio Gennaro, perché l’uranio impoverito si sta rivelando una male che, purtroppo, continua a mietere vittime tra i soldati che hanno effettuato le missioni di pace nei Paesi dell’ex Jugoslavia. Fino ad oggi sono morti 51 militari e i malati, molti dei quali tuttora ricoverati negli ospedali italiani, sono 545.
Il dottor Valerio Gennaro è soddisfatto del lavoro di consulenza che sta eseguendo per conto della Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito, ma allarga le braccia e dice: «Abbiamo poco tempo a disposizione, perché dobbiamo fornire indicazioni precise su tutti questi preoccupanti problemi entro il prossimo 31 dicembre».
All’epidemiologo genovese e agli altri suoi colleghi è stato affidato un compito non facile: stabilire se l’uranio impoverito abbia provocato tutte quelle morti tra i nostri soldati. Partecipavano o avevano partecipato a missioni di pace in zone dove prima si era combattuto, utilizzando l’uranio impoverito, un materiale che serve a produrre (risparmiando sui costi) proiettili più efficaci. Negli anni passati c’era stata la Commissione d’inchiesta con altri esperti, tra i quali l’oncologo Mandelli che ha effettuato solo una parte degli studi di ricerca riferiti alla morte dei nostri militari affetti da tumore, ma i lavori non arrivarono a una conclusione definitiva.
Gennaro si limita a dire che il professor Mandelli non è un epidemiologo, ma un ematologo e per questo motivo ha seguito solo i suoi studi in materia. A questo proposito, tiene a sottolineare: «Mandelli non ha studiato le altre malattie, oltre a quelle tumorali. A noi ora toccherà il compito di svolgere lo studio epidemiologico vero e proprio. Saranno compiuti confronti tra i soldati che si sono ammalati con quelli che hanno partecipato alle stesse missioni, ma che non erano esposti e che quindi non hanno mai manifestato alcun problema di tipo sanitario. Io penso che ora bisognerà studiare questi tumori e individuare le cause all’origine di tutti i mali che hanno colpito i nostri militari. Ora si parla molto delle conseguenze dell’uso dell’uranio impoverito durante i combattimenti effettuati nei Paesi dell’ex Jugoslavia. I soldati sono convinti di aver avuto gravi danni e da quanto emerge ci sono stati, purtroppo, anche dei decessi in conseguenza ai tumori».
Ma l’uranio impoverito non è stato utilizzato solo nei combattimenti in Bosnia Erzegovina e in Kosovo. Questa micidiale sostanza è stata adoperata anche durante le esercitazioni compiute in alcuni poligoni di tiro.
Quello maggiormente sotto accusa è l’interforze di Quirra, in Sardegna. Le cronache dei giornali hanno dedicato spazio ai problemi che si sono registrati nei paesi vicini all’impianto, descrivendo i casi di malformazioni degli animali e le malattie che avrebbero colpito bambini e persone anziane che vivono nella zona. C’è chi dice che alcuni di questi malati avrebbero poi contratto gravi forme tumorali.
Tutte queste voci allarmanti sono arrivate anche alla Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito che ha incaricato i consulenti di effettuare la ricerca. Così l’8 luglio scorso il dottor Gennaro ha raggiunto la Sardegna con la dottoressa Antonietta Gatti, il dottor Armando Benedetti del Cisam (Centro della sperimentazione nucleare militare), il professor Massimo Zucchetti del politecnico di Torino e il capitano di complemento Paride Minervini (che praticamente svolge il servizio sei mesi all’anno). Domenico Leggiero, responsabile dell’osservatorio militare, che da anni segue tutti i problemi collegati all’uso dell’uranio impoverito, aveva chiesto di partecipare alla ricerca, ma gli è stato detto di non avere la specialità idonea. Così il gruppo di consulenti è stato accompagnato per tre giorni da un generale nella ricerca a Quirra. Il dottor Gennaro è riuscito a raccogliere gli elementi e ora ha chiesto alla Commissione d’inchiesta il tempo per studiarli e approfondirli allo scopo di poter dimostrare le cause devastanti provocate dall’uso dell’uranio impoverito.
MANLIO DI SALVO