SINDROME GUERRA GOLFO, PERSISTONO PROBLEMI DI SALUTE PER I REDUCI
(ANSA-REUTERS) - LONDRA, 12 DIC - ''C'e un effetto sulla salute legato all'aver servito nella Guerra del Golfo'', ha dichiarato Matthew Hotopf, della 'Guy's, King's and St Thomas School of Medicine' di Londra. I reduci riferirono di problemi di salute rilevanti quando Hotopf e i suoi colleghi li visitarono nel 1997 e tali problemi persistevano a un nuovo controllo nel 2001. ''I veterani della Guerra del Golfo rimangono un gruppo con molti sintomi di cattiva salute'', sottolinea l'esperto. Tra i sintomi manifestati, problemi respiratori e digestivi, turbe nervose, stanchezza, dolori, intorpidimento, disturbi psicologici e della memoria. L'esistenza della cosiddetta 'Sindrome della Guerra del Golfo' e le sue possibili cause sono state ampiamente dibattute. La si e' messa in relazione con le vaccinazioni fatte ai militari, con varie sostanze cui possono essere stati esposti (pesticidi, agenti tossici, fumi da incendi di petrolio e altri idrocarburi, uranio impoverito di munizioni, ecc.), con lo stress. Nei mesi scorsi, un reduce della Guerra del Golfo ha vinto una battaglia giudiziaria vedendosi confermare dai giudici dell' Alta Corte una sentenza del tribunale per le pensioni di guerra in cui si riconosceva ufficialmente la 'Sindrome della Guerra del Golfo'. Il secondo studio, pubblicato sul 'British Medical Journal' da scienziati dell'Universita' di Manchester, mostra che la morbilita' e la mortalita' per cancro tra i reduci del Golfo non sono piu' altre che tra gli altri militari; e che non vi sono prove di particolari difetti genetici o tumori nella prole. Ma - rileva Daniel Clauw, dell'Universita' del Michigan, a Ann Arbor - i veterani hanno una probabilita' due-tre volte maggiore di soffrire di stanchezza, dolori, problemi di memoria e turbe psicologiche. (ANSA-REUTERS).
RISCHI SULLA SALUTE PER I SOLDATI IMPEGNATI IN OPERAZIONI DI PACE
(ANSA) - LONDRA, 12 DIC - I rischi per la salute, soprattutto mentale, dei soldati sono determinati dai lunghi periodi di inattivita' e noia alternati a brevi momenti di massima tensione. Questa situazione puo' creare maggiori danni psicologici rispetto a un impegno costante, come accade ad esempio durante una guerra. Nel caso preso in esame dai ricercatori, dopo sei mesi di impiego in compiti di peacekeeping, i soldati avevano maggiori problemi di natura fisica e psicologica, soprattutto sintomi di grande ansia e la sensazione di un isolamento sociale. Riferivano inoltre di avere problemi a dormire e poco appetito. ''I soldati che eseguono compiti di mantenimento della pace sono tre volte piu' esposti a problemi di natura psicologica rispetto alle altre persone. I militari impegnati oggi in Iraq e nelle altre zone potrebbero avere simili problemi'', ha detto la psicologa Jane Ogden, della Scuola di Medicina St. Thomas di Londra, curatrice della ricerca.(ANSA).