| INDICE EDIZIONI | Mercoledì 11 Agosto 2004 |
ELISABETTA MANGANIELLO
«È partito in salute, è tornato ammalato di
leucemia. Si è ammalato sotto le armi e l’hanno mandato negli ospedali militari
a curarsi. Ora da Caserta e Bari non ci vogliono dare le cartelle cliniche». È
il grido disperato di Delfina De Marco, la madre di Luca, il militare di
Salento, un paesino di mille abitanti nel cuore del Cilento, morto l’altra notte
per una leucemia mieloide e linfatica che avrebbe contratto nel corso della sua
permanenza nel contingente Nato in Albania.
Luca, 22 anni, potrebbe essere il
trentesimo militare italiano ucciso dall’uranio impoverito. È quanto sostiene la
sua famiglia che intende avviare una battaglia legale contro il ministero della
Difesa.
Ieri i mille abitanti del minuscolo paese del Cilento erano tutti lì
nella chiesetta di Santa Barbara. Fiori bianchi e le lacrime dei compagni di
scuola, degli amici di infanzia di Luca. Davanti all’altare il padre di Luca,
Giuseppe che gestisce un frantoio, i fratelli del ragazzo, Gennaro e Barbara.
Ieri mattina, per il rito funebre celebrato dal parroco don Nicola, la chiesa di
Santa Barbara era strapiena di gente accorsa anche dai paesi vicini. La vicenda
di Luca ha commosso e rattristato la piccola comunità di Salento che si è
stretta attorno alla famiglia del ragazzo.
«Chiedo giustizia per mio figlio -
ha urlato la signora Delfina - ma anche per gli altri ragazzi. Devono pagare
quelli che li mandano a morte: li allettano con stipendi più alti ma non gli
dicono i rischi. Hanno congedato mio figlio Luca senza neppure fargli i prelievi
di sangue. Non è forse vero che una persona che si arruola deve essere idonea
sia all’entrata che all’uscita? Invece hanno cercato di nasconderci tutto».
Luca voleva fare il militare. Era stato dispensato perchè assegnato ad una
sede distante dalla sua residenza. Aveva ottenuto lo stesso di indossare la
divisa. Come volontario era partito a fine 2002 per l’Albania. Ci è rimasto per
circa tre mesi fino al gennaio del 2003. Al ritorno, i primi sintomi. «Prima mio
figlio era pieno di vita, 70 chili di muscoli - racconta la mamma - quando
invece è tornato si sentiva sempre stanco». Il congedo è arrivato il 18 giugno
2003, mentre il 10 luglio la famiglia ha saputo la diagnosi: il giovane aveva
una forma gravissima di leucemia che interessava sia il sistema linfatico. Luca
già prima del congedo era stato sottoposto a visite presso gli ospedali
militari. Ma solo al ritorno a casa comincia il calvario. È ricoverato anche
nell’istituto diretto dal professor Franco Mandelli, che ha presieduto la
commissione istituita dal Ministro della difesa sull’incidenza di neoplasie
maligne tra i militari.
Molte e contrastanti le ipotesi sulle cause della
leucemia che stava aggredendo Luca. Il 18 febbraio scorso l’inutile trapianto di
midollo. L’altra notte è sopraggiunta la morte.
L’avvocato Gianfranco
Scarpa, che è anche il sindaco di Salento, mostra il tesserino Nato di Luca. È
la prova che il militare ha usato proiettili all’uranio impoverito. «Chiediamo
che siano accertate le cause della malattia di Luca - dice - Ma alla nostra
richiesta di visionare le cartelle cliniche gli ospedali militari non hanno
ancora risposto. Se si potesse risalire alle cause della leucemia avvieremmo
un’azione di risarcimento dei danni. C’è all’esame delle Camere anche un disegno
di legge che prevede il riconoscimento della causa di servizio per i militari
colpiti dalla sindrome da uranio impoverito, quella che crediamo abbia stroncato
Luca».
| INDICE EDIZIONI | Giovedì 12 Agosto 2004 |
ELISABETTA MANGANIELLO
Salento. «La morte di Luca De Marco ad appena 22
anni è una tragedia che ci colpisce profondamente, ma non ci è pervenuta alcuna
segnalazione del suo caso clinico, altrimenti ci saremmo attivati per garantire
assistenza alla famiglia». A parlare è capitano Antonio Grilletto del Comando
Rfc Campania, da cui dipende il distretto militare di Salerno.
All'indomani
dei funerali del giovane di Salento, ex militare volontario in servizio per 35
giorni in Albania, e dopo la richiesta di approfondimenti avanzata dalla madre
attraverso in nostro giornale, l'esercito risponde dichiarandosi solidale con la
famiglia e facendo anche alcune precisazioni.
«Abbiamo appreso del caso di
Luca solo da un articolo uscito sul Mattino - spiega il capitano Grilletto - se
il suo caso ci fosse stato segnalato, ci saremmo già attivati per seguire il
ragazzo e la famiglia. Ora stiamo già organizzando un servizio di supporto alla
famiglia, compreso eventuali rimborsi per le spese sostenute, come già operato
in altri casi analoghi».
Luca De Marco era stato incorporato come volontario
in ferma annuale con la brigata Pinerolo di Bari. Dal 7 dicembre 2002 al 12
gennaio 2003 ha partecipato all'operazione "Joint Guardian" in Albania. «Nei 35
giorni in cui è rimasto a Durazzo - spiegano fonti militari - De Marco non è mai
uscito dalla base militare sita nei pressi della città, dove prestava servizio
nel magazzino radio con l'incarico di trasmettitore».
Quando Luca si è
ammalato e per quale motivo è un punto cruciale su cui anche la famiglia del
giovane chiede maggiori approfondimenti. «Al ritorno della missione era sano»,
dice l'esercito che cita i valori normali risultati dalle analisi del sangue che
sono state effettuate prima della sua partenza per l'Albania, il 21 novembre
2002, e al suo rientro, il 15 gennaio 2003.
Riguardo, invece, la leucemia
che è stata diagnosticata al ragazzo il 10 luglio dello stesso anno, l'esercito
dice di non saperne nulla. «Dallo stato di servizio del giovane risulta che il
ricovero ospedaliero e le convalescenze concesse sono riconducibili a problemi
di udito. Sembra, inoltre, che gli ospedali militari non abbiano ricevuto alcuna
richiesta di fornire le cartelle cliniche del ragazzo. Infine, l'esercito non ha
mai ha trascurato i propri uomini e ha preso già contatti con la famiglia. Un
alto ufficiale si recherà a Salento per fornire tutta l'assistenza necessaria».
Una circostanza, quest'ultima, che viene confermata dai genitori del giovane
che saranno raggiunti stamattina, nella loro abitazione, da un generale
dell'esercito. Tuttavia la famiglia, addolorata, vuole andare fino in fondo ed
effettuare tutte le verifiche possibili. «Vorrei sapere - dice la signora
Delfina, mamma di Luca - perché il 18 giugno 2003 mio figlio è stato congedato
senza che gli fosse fatto l'emocromo. Inoltre, attraverso il nostro avvocato
Gianfranco Scarpa, abbiamo già chiesto le cartelle cliniche sia all'ospedale
militare di Bari che di Caserta. Caserta non ha risposto, mentre da Bari ci
hanno detto che Luca aveva un problema all'orecchio ma non ci hanno mai inviato
le analisi del sangue».
La signora chiede anche altri chiarimenti: «C'è
un'altra circostanza che mi ha insospettito: dopo essere stato in Albania,
davano a mio figlio continue licenze e lo facevano tornare spesso a casa per
intere settimane».