QUIRRA: ACCERTATA LA PRESENZA DI URANIO NEL POLIGONO

Quirra: accertata la presenza di uranio nel poligono ma proseguono le attività militari

Marina D’Ecclesiis, Radio Città Aperta 28/02/2011

28-02-2011/12:00 — Continuano le indagini della Procura di Lanusei sulle attività del poligono di Quirra, in Sardegna, e i numerosi casi di linfomi e malformazioni. La presenza di uranio impoverito nella base militare è stata, infatti,  confermata dal ritrovamento di cinque cassette metalliche dove i rilevatori hanno registrato valori di radioattività cinque volte superiori alla norma. La procura ha così disposto il sequestro dell’intero deposito dove erano custodite le cassette e la documentazione presente (disposizioni interne, ordini di servizio, turni di lavoro, regolamento dei magazzini) con i quali si potranno accertare responsabilità, soprattutto sul fatto che sia all’ingresso del magazzino, sia sopra le casse, non erano stati posti i segnali necessari a distinguere la presenza di materiale radioattivo. I controlli nei due magazzini sarebbero stati decisi dopo le deposizioni testimoniali di due militari che hanno lavorato per due anni al poligono, con mansioni di magazzinieri nei depositi dei materiali speciali. I due si ammalarono di linfoma di Hodgkin quando erano ancora in servizio.
Si tratta di una svolta nell’inchiesta avviata dalla procura, in seguito ai numerosi casi di tumore al sistema emolinfatico accertati nelle zone limitrofe al poligono: secondo i primi risultati di uno studio effettuato dalle Asl di Cagliari e di Lanusei pubblicate lo scorso gennaio, infatti, l’incidenza di leucemie e linfomi sarebbe addirittura del 65% tra gli allevatori sardi. Dallo studio, emergono poi particolari inquietanti riguardo la nascita di animali con gravi deformità, fenomeno che si verificò, alla fine degli anni ottanta, anche nella località di Escalaplano dove si registrarono 13 casi di bambini nati con
malformazioni. Un dramma che va avanti da anni e che non è servito a bloccare in nessun modo le esercitazioni militari nel poligono: nonostante  gli appelli a sospendere ogni attività soprattutto per consentire lo svolgimento dell’inchiesta, nel poligono del Salto di Quirra, si continua a sparare. A
denunciarlo è il movimento Indipendentzia Repubrica de Sardigna che sostiene di aver ricevuto segnalazioni degli abitanti della zona su numerosi tiri effettuati martedì 22 febbraio da un grosso cannone navale dal porto a mare di San Lorenzo. Secondo gli indipendentisti, anche nei giorni successivi sarebbe proseguita l’attività di sperimentazione, condotta dall’Oto Melara, leader mondiale nella produzione delle artiglierie navali e veicoli blindati, munizioni guidate e sistemi antiaerei. Dunque nessuno stop alle esercitazioni militari, almeno fino a quando dalle analisi della Commissione tecnica di esperti dovessero emergere ”oggettive situazioni di rischio per gli abitanti e il personale della base”. Una decisione che non rassicura i cittadini della zona, dal momento che  negli ultimi 8 anni l’area è stata sottoposta a ben quattro indagini. Nel 2002 il ministero della Difesa affida un’indagine ambientale all’Università di Siena, che si conclude con un “nulla di cui preoccuparsi”. Nel 2004, tutto è a posto per gli esperti chiamati ad effettuare uno studio epistemiologico a Villaputzu. Ci riprova la Regione nel 2006, varando un mega-studio su 26mila abitanti: ne risulta un numero anomalo di
tumori al sistema emolinfatico, ma non basta. Il nesso diretto Poligono-tumori non emerge, perchè nessuno riesce a dimostrare o negare la presenza di uranio impoverito in modo irrefutabile. Che la nuova commissione di esperti riesca a dimostrare un rapporto causa effetto tra esercitazioni militari e linfomi pare improbabile, dal momento che, come afferma  il fisico nucleare Evandro Lodi Rizzini,  “questo tipo di indagini-analisi va affidato a fisici nucleari che dispongono delle opportune conoscenze e tecnologie, e non a persone che studiano altre situazioni ambientali come polveri sottili o inquinanti
chimici”. Inoltre, anche se la Commissione trovasse prove evidenti, la Regione potrebbe, secondo quanto votato in Senato martedì, richiedere ulteriori verifiche presso l’Istituto Superiore di Sanità, consentendo così il proseguimento delle attività militari

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