Resistenza contro motovedetta della Guardia di Finanza (Cassazione penale, Sez. III, 21 settembre 2006, n° 31403)

Resistenza contro motovedetta della Guardia di finanza – (Cassazione penale, Sez. III, 21 settembre 2006, n° 31403)

NOTE

Le manovre compiute dall’imbarcazione che cerca di opporsi all’inseguimento ed all’abbordaggio da parte di una motovedetta della Guardia di Finanza integrano il reato di cui all’art. 1100 cod. nav. di resistenza contro nave da guerra, dal momento che il naviglio della Guardia di Finanza, a prescindere dall’esercizio delle funzioni di polizia marittima e dall’equipaggiamento con personale militare, è iscritto dalla legge nella categoria delle navi da guerra come è attestato dal fatto che l’art. 6 L. n. 1409 del 1956 punisce gli atti di resistenza o di violenza contro tale naviglio con le stesse pene stabilite dall’art. 1100 cod. nav.
All’interno della sentenza si fa riferimento, in particolare:
– al locus commissi delicti (la laguna Veneta) ove è da tempo in atto una consistente attività di contrasto alla pesca abusiva di molluschi bivalvi;
– alla qualificazione delle navi da guerra;
– al concorso di norme (art. 337 c.p. e art. 1100 cod. nav.): la prima così recita “Resistenza a un pubblico ufficiale. Chiunque usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, mentre compie un atto di ufficio o di servizio, o a coloro che, richiesti, gli prestano assistenza, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni”; la seconda: “Resistenza o violenza contro nave da guerra. Il comandante o l’ufficiale della nave, che commette atti di resistenza o di violenza contro una nave da guerra nazionale, è punito con la reclusione da tre a dieci anni. La pena per coloro che sono concorsi nel reato è ridotta da un terzo alla metà”.

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