Risarcimento del danno subito per l’ingiusto e discriminatorio trasferimento di un dirigente della polizia di Stato (Consiglio di Stato 4 settembre 2006 n° 5087)

Risarcimento del danno subito per l’ingiusto e discriminatorio trasferimento di un dirigente della polizia di Stato. – (Consiglio di Stato 4 settembre 2006 n° 5087)

Il Consiglio di Stato si è pronunziato sul diritto al risarcimento del danno subito da un dirigente della Polizia di Stato, a causa di un trasferimento, “ingiusto e discriminatorio”, disposto con un provvedimento, poi annullato in sede giurisdizionale.
Il consesso di Palazzo Spada ha affermato che “la lesione del diritto del lavoratore all’effettivo svolgimento della propria prestazione professionale costituisce inadempimento contrattuale e determina l’obbligo del risarcimento del danno c.d. professionale”.
Il danno in questione può consistere in:
– “danno patrimoniale derivante dall’impoverimento della capacità professionale acquisita dal lavoratore e dalla mancata acquisizione di una maggiore capacità”;
– “perdita di chance ossia di ulteriori possibilità di guadagno sia in una lesione del diritto del lavoratore all’integrità fisica o, più in generale, alla salute ovvero all’immagine o alla vita di relazione”.
Il risarcimento del “danno biologico” può “costituire una lesione del diritto del lavoratore all’integrità fisica (art. 2087 del c.c.) o, più in generale, alla salute (art. 32 della Costituzione), quando la violazione degli obblighi ricadenti sul datore di lavoro abbia determinato nel lavoratore non soltanto un dispiacere, una afflizione dello spirito rientrante tra i danni morali, ma una vera e propria patologia psichica, come uno stato ansioso o una sindrome da esaurimento”.

Ad avviso dello scrivente il giudice amministrativo – in controtendenza rispetto alle recenti posizioni della giurisprudenza di legittimità (Cass. Sez. Unite n. 6572 e 13546 del 2006) – nega la sussistenza anche del danno esistenziale facendolo confluire all’interno del danno biologico. In altri termini il Consiglio di Stato, recuperando un orientamento giurisprudenziale di merito, peraltro minoritario, che considera il danno biologico “riferito ad ogni pregiudizio alle attività realizzatrici della persona umana, con riferimento ad ogni ambito e modo in cui il soggetto svolge la sua personalità” (Giudice di Pace Torino 21 marzo 2001), non ritiene configurabile il danno esistenziale laddove nel concetto di danno biologico rientra pure il “disagio sofferto dalla vittima di lesioni in conseguenza del fatto illecito” perché “la sua autonoma liquidazione porterebbe ad una duplicazione risarcitoria” (Trib. Napoli 24 dicembre 1999). “Con il risarcimento del danno alla salute si tenderebbe, in pratica, ad attribuire una somma in funzione riparatoria-satisfattiva per la perdita delle utilità esistenziali perdute” (Trib. Venezia 14 gennaio 2003).

Ovviamente, dovrà poi verificarsi in concreto “se le patologie lamentate sussistano e si possano porre in rapporto di causalità con l’illegittimo trasferimento disposto dall’amministrazione”.
Per la quantificazione del danno, “può essere fatto ricorso al metodo equitativo, di cui agli art. 2056 e 1223 c.c., tenendo anche conto dei criteri utilizzati dalla giurisprudenza ordinaria per il calcolo del valore medio del punto di invalidità e considerata l’età del ricorrente”.

CONSIGLIO DI STATO, VI SEZIONE
Sentenza del 4 settembre 2006 n. 5087
(presidente Giovannini, relatore Chieppa)
Annulla in parte TAR Puglia, Lecce, sez. I, 8.5.2003 n. 2971
(…)
FATTO E DIRITTO
1. Con il ricorso in appello in epigrafe D.L., dirigente della Polizia di Stato collocato a riposo per raggiunti limiti di età dal 1994, ha chiesto l’annullamento della sentenza n. 2971/2003 con la quale il Tar per la Puglia, sezione di Lecce, ha respinto il ricorso proposto per l’accertamento del diritto al risarcimento del danno per l’ingiusto e discriminatorio trasferimento (dalla Questura di Lecce alla Questura di Cagliari) subito a mezzo di provvedimento annullato in sede giurisdizionale.
L’amministrazione intimata si è costituita in giudizio, chiedendo la reiezione dell’appello.
Con la decisione n. 3033/2005 questa Sezione accoglieva in parte il ricorso in appello, condannando il Ministero dell’interno al pagamento in favore del ricorrente della somma di Euro 15.000,00 a titolo di danno all’immagine subito a causa dell’illegittimo provvedimento adottato dall’amministrazione.
Con tale sentenza parziale è stato evidenziato che:
– il trasferimento era stato disposto per asseriti comportamenti del ricorrente non conformi al decoro e al prestigio della Polizia di Stato, ma era stato poi annullato non per vizi formali ma per “la totale fondatezza” di tutti i profili di illegittimità denunciati dal dirigente;
– un provvedimento di trasferimento “punitivo” di un dirigente della Polizia di Stato è idoneo di per sé a causare un danno all’immagine al dipendente anche prima o in assenza di una sua concreta esecuzione;
– sussiste anche l’elemento soggettivo della responsabilità della P.a.,
– la lesione del diritto del lavoratore all’effettivo svolgimento della propria prestazione professionale costituisce inadempimento contrattuale e determina l’obbligo del risarcimento del danno c.d. professionale, che può assumere aspetti diversi in quanto può consistere sia nel danno patrimoniale derivante dall’impoverimento della capacità professionale acquisita dal lavoratore e dalla mancata acquisizione di una maggiore capacità, sia nel pregiudizio subito per perdita di “chance” ossia di ulteriori possibilità di guadagno sia in una lesione del diritto del lavoratore all’integrità fisica o, più in generale, alla salute ovvero all’immagine o alla vita di relazione (v., Cassazione civile, sez. lav., 22 febbraio 2003, n. 2763; Cassazione civile, sez. lav., 14 novembre 2001, n. 14199; Cassazione civile, sez. lav., 10 giugno 2004, n. 11045).
Con riguardo alla ulteriore domanda risarcitoria, avente ad oggetto il c.d. danno biologico, la Sezione ha disposto una CTU al fine di accertare:
a) le conseguenze dannose del malore che ha colpito il ricorrente alla data di comunicazione del provvedimento di trasferimento con particolare riguardo alla compatibilità con la dipendenza del malore dall’apprensione della citata notizia, al periodo di malattia che ne è seguito e alla quantificazione del danno biologico subito;
b) la sussistenza di un aggravamento delle condizioni del ricorrente o l’insorgere di nuove patologie, riconducibili al suddetto malore o comunque a fatti collegati con il menzionato provvedimento di trasferimento, anche in questo caso con eventuale relativa quantificazione del danno biologico subito.
Espletata la consulenza, la Sezione, con l’ordinanza n. 514/2006, ha ritenuto di disporre un ulteriore adempimento istruttorio, la cui necessità era sorta a seguito del deposito della relazione del CTU.
Infatti, da tale relazione emergeva una discordanza relativa alla data di comunicazione al dirigente del trasferimento alla Questura di Cagliari, avvenuta secondo il ricorrente il 31-12-1991 e riportata al 22-12-1991 in altro atto di giudizio (v. pag. 17 della CTU).
Veniva quindi chiesto al Ministero di produrre ogni atto da cui risultasse l’esatta data della comunicazione al ricorrente della notizia del trasferimento, poi annullato, e ogni altro documento idoneo all’accertamento del nesso di causalità tra la ricezione della notizia e il ricovero in ospedale avvenuto il 31-12-1991.
Espletata l’ulteriore istruttoria, all’odierna udienza la causa è stata trattenuta in decisione.
2. Il punto della controversia da risolvere è costituito dalla verifica della sussistenza dei presupposti per l’accoglimento della domanda di risarcimento del danno biologico, che il ricorrente assume essergli derivato a causa dell’illegittimo trasferimento.
Sostiene l’appellante di essere stato colto da malore quando in Questura apprese la notizia del trasferimento, con conseguente aggravamento delle sue condizioni di salute rispetto alla situazione patologica pregressa (cardiomiopatia) e insorgenza di una sindrome ansioso-depressiva.
Già con le precedenti decisioni, la Sezione aveva fatto riferimento ai citati precedenti della Cassazione, con cui è stato affermato che può, ad esempio, costituire una lesione del diritto del lavoratore all’integrità fisica (art. 2087 del c.c.) o, più in generale, alla salute (art. 32 della Costituzione), quando la violazione degli obblighi ricadenti sul datore di lavoro abbia determinato nel lavoratore non soltanto un dispiacere, una afflizione dello spirito rientrante tra i danni morali, ma una vera e propria patologia psichica, come uno stato ansioso o una sindrome da esaurimento (Cass. 16 dicembre 1992 n. 13299).
Si tratta ora di verificare in concreto se le patologie lamentate sussistano e si possano porre in rapporto di causalità con l’illegittimo trasferimento disposto dall’amministrazione.
La CTU ha consentito di accertare la sussistenza sia di un aggravamento della patologia all’apparato cardio-vascolare sia di una patologia all’apparato psichico.
Tuttavia, sotto il profilo del nesso di causalità, si rileva che dalla seconda istruttoria sono emersi elementi incompatibili con la tesi del ricorrente, secondo cui il ricovero del 31-12-1991 era avvenuto a causa del malore immediatamente successivo alla comunicazione della notizia del trasferimento.
Infatti, il telegramma contenente la notizia del trasferimento è stato trasmesso dal Ministero alla Questura di Lecce il 28-12-1991 e in data 2-1-1992 è stato inviato sempre alla Questura di Lecce il decreto di trasferimento, da notificare al ricorrente.
Tale decreto è stato notificato in data 4-1-1992 e, quindi, successivamente al ricovero del 31-12-1991.
Il ricorrente sostiene di aver appreso comunque la notizia del trasferimento in data 31-12 ed allega una semplice dichiarazione di un appartenente alla Polizia di Stato, che lo avrebbe accompagnato all’ospedale dopo il malore conseguente all’apprensione della notizia.
Tale dichiarazione non costituisce valido elemento probatorio e, in assenza di ulteriori elementi o di richieste di assunzioni di idonee prove, deve ritenersi non dimostrato il nesso di causalità tra il malore che ha determinato il ricovero e l’apprensione della notizia del trasferimento.
Per di più, dagli atti depositati dall’amministrazione risulta che il ricorrente si trovava in congedo ordinario con decorrenza 27-12-1991 e che in data 3-1-1992 aveva fatto pervenire altro certificato per ulteriori giorni 30 di riposo (all. 3 dei documenti depositati il 29-3-2006).
Ciò rende meno plausibile la tesi dell’apprensione della notizia il 31-12 e, comunque, costituisce un elemento che poteva essere superato solo con adeguate risultanze probatorie, non fornite e non richieste.
L’assenza del nesso di causalità tra il malore del 31-12-91 e la menzionata notizia esclude che all’illegittimo trasferimento possa essere ricondotto l’aggravamento della patologia dell’apparato cardio-vascolare, in quanto lo stesso CTU aveva evidenziato che tale aggravamento era stato determinato da un meccanismo a cascata derivante da un evento improvviso caratterizzato da elevata carica emotiva, quale il trasferimento (che invece il ricorrente non ha provato di aver appreso prima del malore).
Deve, quindi, essere respinta la domanda risarcitoria relativa a tale invalidità, quantificata dal CTU nella misura del 20 % di invalidità permanente e di giorni 40 di invalidità temporanea assoluta.
3. In relazione all’altra patologia (sindrome ansioso depressiva) le conclusioni sono in parte diverse.
L’assenza del nesso di causalità tra notizia del trasferimento e malore conduce ad escludere che il momento intenso di stress, descritto dal CTU, sia legato all’illegittimo trasferimento e abbia potuto incidere sulle condizioni psichiche del ricorrente.
Tuttavia, nella consulenza viene descritto un peggioramento di tale sindrome depressiva legato ad una prolungata situazione di stress, su cui ha presumibilmente inciso il disposto trasferimento e le successive vicende anche giurisdizionali.
Sotto tale profilo sussiste il nesso di causalità, anche se la misura dell’invalidità permanente accertata dal CTU deve essere equitativamente ridotta dal 10 al 5%, tenuto conto di quanto appena affermato circa la solo parziale riconducibilità della patologia all’illegittimo trasferimento.
Per la quantificazione del danno può essere fatto ricorso al metodo equitativo, di cui agli art. 2056 e 1223 c.c., tenendo anche conto dei criteri utilizzati dalla giurisprudenza ordinaria per il calcolo del valore medio del punto di invalidità e considerata l’età del ricorrente.
Il danno, attualizzato ad oggi, va quantificato nella misura di euro 5.100,00.
4. In conclusione, la domanda risarcitoria relativa al danno biologico deve essere in parte accolta nei limiti e nella misura in precedenza evidenziata, con condanna dell’amministrazione al pagamento in favore del ricorrente della somma di euro 5.100,00.
Con riguardo alle spese del giudizio e della CTU, va tenuto conto della prevalente soccombenza dell’amministrazione, che deve quindi essere condannata alla rifusione dei due terzi delle spese di giudizio, quantificati nella misura di Euro 8.000,00, oltre al pagamento di due terzi delle spese della CTU, già liquidate con la precedente ordinanza.
In considerazione della solo parziale soccombenza del ricorrente sussistono giusti motivi per compensare tra le parti il restante terzo delle spese di giudizio e di consulenza.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, definitivamente pronunciando, accoglie in parte il ricorso in appello indicato in epigrafe e per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, condanna il Ministero dell’interno al pagamento in favore del ricorrente della somma di euro 5.100,00.
Respinge nel resto il ricorso, salvo quanto deciso con la sentenza n. 3033/2005 di questa Sezione. Condanna il Ministero dell’interno alla rifusione, in favore del ricorrente di due terzi delle spese di giudizio, liquidate nella somma di euro 8.000,00, oltre Iva e C.P., compensando il restante terzo delle spese. Pone le spese della CTU a carico del Ministero dell’interno per due terzi, compensando il restante terzo.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, in data 11.4.2006.

Depositata in segreteria il 4 settembre 2006.

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