SARDEGNA RECORD DI TUMORI INTORNO AL POLIGONO

perdasdefogu – A Escalaplano tutti ricordano “il nuvolone” che oscurava il cielo del poligono militare. A volte ne restava traccia in una polvere sottile che si depositava sulle automobili anche nei giorni senza vento. Ma pochi, a dire il vero, se ne preoccupavano. E nemmeno a Villaputzu, un altro dei paesi che confinano col poligono militare interforze, la popolazione s’ era mai allarmata per quei casi di tumore al sistema emolinfatico: disgrazie così capitavano anche altrove. La paura è arrivata lentamente, come un cattivo pensiero da scacciare il più a lungo possibile. Già, perché qua, proprio come a Gela, le ragioni dell’ economia confliggono con quelle della salute pubblica. Dice il vicesindaco di Villaputzu, Vincenzo Brescia, uno dei tanti militari che vennero in Sardegna poco dopo il 1956, quando il poligono fu aperto, e che poi misero su famiglia decidendo di restarci per sempre: «Quando sono arrivato mi sono spaventato per la povertà. Ora è tutto diverso: il poligono ha portato il benessere». Non è l’ opinione isolata di un ex militare: l’ altro ieri l’ intera popolazione di Perdasdefogu – il paese da cui il poligono interforze ha preso il nome – è scesa in piazza per protestare contro l’ ipotesi di una progressiva smobilitazione della base. Quello stesso giorno il ministro della Difesa, Antonio Martino, ha fatto sapere: «Su questa vicenda sarà avviata una indagine. Vanno date risposte convincenti per evitare che si diffonda il panico». Stamane Salvatore Cicu, il sottosegretario che ha avuto l’ idea dell’ inchiesta, spiegherà come intende garantire «assoluta trasparenza» negli accertamenti: «Effettueremo una doppia campionatura in modo che chiunque possa verificare i risultati delle analisi. Noi, comunque, i nostri campioni li affideremo a un ente esterno: l’ università di Pisa. Vogliamo partire da qua per avviare un nuovo rapporto tra istituzioni militari e cittadini». Analisi, indagini, ricerche epidemiologiche: non appena il caso è scoppiato sulla stampa locale, sia le autorità militari sia quelle civili (la Provincia di Cagliari, l’ Asl) hanno promesso che sarà fatto tutto il necessario per stabilire se la salute pubblica è a rischio. E questo chiarisce che, finora, è stato fatto poco o nulla. Gli unici dati attualmente disponibili sono emersi per iniziativa di inchieste giornalistiche o di singoli amministratori. Ma bastano a fare paura. Secondo un’ inchiesta della “Nuova Sardegna” a Escalaplano, un paese di 2400 abitanti, nel corso degli anni Ottanta sono nati dieci bambini affetti da gravissime malformazioni. La metà di essi nel solo 1988. Se si considera che a Escalaplano in quello stesso anno nacquero 32 bambini, si ha una percentuale di neonati malformati pari al 15,6 per cento. E sempre negli anni Ottanta, ricorda il sindaco Vincenzo Demontis, nelle campagne fu segnalata la nascita di animali affetti da gravi malformazioni. Erano i tempi del “nuvolone”. Un altro gruppo di dati è emerso per iniziativa del sindaco di Villaputzu, un centro di oltre cinquemila abitanti. «Già quattro o cinque anni fa – dice Antonio Pili, che è anche un medico – notammo un certo aumento dei tumori del sistema emolinfatico. Ma è stata la polemica sull’ uso delle armi a uranio impoverito nella ex Jugoslavia a farci venire il dubbio di un nesso tra i tumori e il poligono». Il sindaco Pili, che si definisce “un uomo di destra”, ha denunciato che negli anni Novanta nella frazione di Quirra, 150 abitanti, ci sono stati dieci casi di tumore al sistema emolinfatico. A questi dati vanno aggiunte le segnalazioni di identiche malattie che hanno colpito militari impiegati nel poligono: sei casi a partire dal 1992. Negli ultimi giorni, dopo l’ annuncio dell’ avvio degli accertamenti, ne sono stati segnalati di nuovi. Verifiche (giornalistiche) sono in corso. Gli epidemiologi non commentano: il sistema con cui i dati sono stati raccolti è artigianale, non risponde ad alcun criterio scientifico. Ma è proprio questo il punto: il poligono di Perdasdefogu esiste da quarantacinque anni, è stato usato dagli eserciti di mezzo mondo per sperimentare nuovi armamenti. Ci sono passati tutti o quasi, dai libici agli americani. La Nato, qualche suo nemico, e anche i cinesi, secondo indiscrezioni di questi ultimi giorni. Insomma, non è una caserma di periferia, ma un sito militare di livello mondiale. Ugualmente le autorità civili non hanno mai disposto controlli sulla salute delle popolazioni che vivono nella zona. «Ho appreso dalla stampa le notizie sui casi di Escalaplano – dice Carlo Pintor, direttore del Dipartimento scienze pediatriche dell’ Università di Cagliari – Noi non ne sapevamo nulla. Ho chiesto a dei colleghi: niente, la notizia ha colto tutti di sorpresa. Il fatto è che se esistesse un sistema di osservatori epidemiologici non ci troveremmo in questa situazione». E dire che l’ Ogliastra, così si chiama la regione in cui si trova il poligono, è uno dei luoghi più “analizzati” del mondo. Il suo millenario isolamento geografico ne ha fatto il laboratorio ideale per le ricerche genetiche. Da due anni è partito un progetto che prevede l’ analisi del Dna di migliaia di abitanti della zona. La “purezza” cromosomica ogliastrina potrà contribuire a individuare le cause di malattie ereditarie molto diffuse, come l’ ipertensione, la calcolosi renale, e anche il tumore. La sede sociale del consorzio internazionale che ha realizzato il progetto è proprio a Perdasdefogu. Dove nessuno è in grado di dire quanti siano stati, negli ultimi anni, i casi di tumore al sistema emolinfatico. – DAL NOSTRO INVIATO GIOVANNI MARIA BELLU

 

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