Terremoto uranio

Si diffonde a macchia d’olio la perniciosa convinzione che la giustizia, o è esemplare o non è. Chi se ne frega degli stiracchiamenti del codice, delle forzature nelle indagini, dell’uso contundente delle norme? Qui bisogna colpirne uno, dieci, cento, per educarne mille, diecimila, centomila (forse la massima prediletta da Mao Zhedong, il Grande Timoniere della Rivoluzione, ormai introiettata dai piccoli timonieri delle procure, incuranti di condurre le loro piccole barche al naufragio in vista della montagna del Purgatorio). Qui si lanciano accuse gravissime, in quella che ci dicono sia stata la culla del diritto e che ormai ne è soltanto la tomba, giusto per mostrare i muscoli e confermare che, sì, la legge è uguale per tutti e, pertanto, noi spezzeremo le reni a tutti, ma proprio a tutti. Il sogno dei Vishinskij de noantri sembra il processo continuo, che fa pendant con il concetto trotzskista di rivoluzione continua, da istruire per ogni occasione e in ogni condizione, meglio se mancano i presupposti giuridici. Tanto, che alla fine si arrivi alla condanna o all’assoluzione di gente cui, nel frattempo, sarà stata distrutta in ogni caso la vita e la carriera, è particolare irrilevante: quello che importa è tenere ben oliata la macchina, affinché non smetta di perseguitare i colpevoli di ogni minimo gesto, dall’avance timida con un mazzo di fiori assimilata allo stalking
caro alla ministra Carfagna (mai sentito parlare del buon vecchio reato di molestie?) all’oroscopo sbagliato sulla rivista dal parrucchiere, che avrebbe condotto – l’oroscopo, non il parrucchiere – al disastro in borsa della signora Cesira. E’ bastata un’ora di camera di consiglio ai giudici per le udienze preliminari del tribunale dell’Aquila e, zac!, i vendicatori non mascherati (la maschera, l’avremmo caldeggiata per motivi di pudore) hanno individuato gli untori per il sisma del 6 Aprile 2009 nei sette esperti della Commissione Grandi Rischi, che sottovalutarono i possibili esiti dello sciame di scosse antecedente il disastroso terremoto del capoluogo abruzzese, che causò la morte di oltre trecento persone e il ferimento di altre milleseicento.

Ebbene, quei professori così poco preoccupati all’epoca adesso si dovranno preoccupare di difendersi da un’imputazione per omicidio colposo plurimo e lesioni: una bazzecola piombata loro in testa abbastanza inopinatamente, di là dalle leggerezze che, a posteriori, si postula abbiano commesso nel valutare i segnali premonitori del sisma. Ora, delle due l’una: o nel frattempo, zitta zitta, la scienza ha trovato il modo per prevedere i terremoti, oppure gli stimatissimi togoni aquilani stanno pigliando lucciole per lanterne, andando ben oltre le proprie competenze e il buon senso, al solo fine di beccare un capro espiatorio per l’immane tragedia. E, certo, ci si può interrogare sull’effettiva utilità di commissioni come quella posta sul banco degli imputati, che non avrà svolto gratis et amore Dei il compito assegnatole – ma questo è un discorso che pertiene a tutt’altro ambito. Tuttavia, non violentiamo la legge, estorcendole ciò che vorremmo dicesse e non può dire, a meno che non si cambino i presupposti stessi del diritto: al più, gli scienziati della commissione potrebbero essere stati negligenti (il che è tutto da dimostrare), ma non hanno scatenato il terremoto. In base alle loro conclusioni, non sono state adottate precauzioni che avrebbero salvato molte vite? Gli studiosi, al massimo, avrebbero potuto suggerire alcune misure, ma queste, in ultima analisi, spettano alle autorità: perché prefetto e sindaco si sono fidati ciecamente delle teste d’uovo, se avevano avvertito la necessità di interpellarle? Esiste un reato che si chiama ‘procurato allarme’ e nessuno voleva essere chiamato a risponderne. Se si ritiene che gli esperti abbiano sbarellato, possibile non vi siano correi? Meno male che la fattispecie ipotizzata è colposa, giacché di questi tempi non si sa mai… Chi sa perché, ci viene in mente la profezia farlocca sulla distruzione di Roma, che sarebbe dovuta avvenire l’11 Maggio, giusto quindici giorni or sono: nessun esperto a sentenziare, se non un tizio morto da anni, quindi non imputabile di ‘procurato allarme’, e la città che si svuota… Quanta analogie, quante lati comunemente oscuri al terremoto non previsto ed al caso uranio già pericolosamente consapevole a chi, prima di far partire i propri uomini ne era a conoscenza. Cosa strana, casi strani, paralleli, simili ma affrontati in modo diverso, un metro, una misura non prevista dai criteri di giustizia ma dalla necessità di dare in pasto un agnello sacrificale in nome della giustizia.

 

31 maggio 2011

Domenico Leggiero

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