Uranio impoverito: morto il prof.Fabio Maniscalco

Candidato al premio Nobel per la pace per il 2008, lascia moglie e 2 figli. Il Professor aveva fatto l’Ufficiale di complemento nell’Esercito Italiano ed era stato impiegato nei Balcani come
Ufficiale addetto stampa. Aveva continuato il suo lavoro andando a recuperare storia e ricchezza del passato. Nel suo corpo metalli come oro, argento, ferro acciaio, in forma e
dimensioni che è possibile avere solo se di mezzo ci sono bombe all’uranio impoverito. Il Professore raccontava che, quando impiegato nei Balcani (1995 – 1997) ed era Ufficiale
della Brigata Baribaldi, i suoi comandanti gli diedero mandato a continuare le sue importanti ricerche ma, se fosse successo qualcosa, avrebbero sostenuto che il Professore non era
mai stato autorizzato. Il Professore raccontava anche dei “silenzi” ordinati sulle condizioni di vita dei nostri militari nel teatro Balcanico. L’edenocarcinoma al pancreas, che ha portato
alla morte Fabio Maniscalco, è una malattia rarissima per l’età e le condizioni di uomini come Fabio Maniscalco, sono invece già 4 i militari deceduti per questa patologia che tra i
“civili” conta casi sporadici con percentuali bassissime. Nasce a Napoli il primo agosto del 1965, studia, si laurea ed immediatamente balza alla cronaca per le sue importanti ricerche
archeologiche in territori di guerra. La sua azione lo porta ad ottenere la considerazione di centinaia di personalità della scienza e del mondo accademico che lo segnala come degno
candidato al premio Nobel per la pace per il 2008. Quando si ammala Fabio Maniscalco, in una intervista rilasciata a “Striscia la Notizia” con Dario Fò e Domenico Leggiero, inizia a
denunciare la tremenda situazione in cui vivono i militari (e non solo) che, in missione di pace all’estero, torna in Italia ed iniziano a combattere con malattie che portano alla morte.
Sono 163 i decessi per esposizione all’uranio impoverito, 2540 i casi registrati. Il Ministro della Difesa sostiene di “controllare” la situazione ma, contemporaneamente, il Ministero
convoca a visita militari deceduti da anni e di cui non ha mai riconosciuto la morte, nega parte dei risarcimenti previsti da 2 leggi finanziarie, ignora e lascia abbandonati i militari che
combattono con queste malattie. Ci auguriamo che i numerosi personaggi politici intervenuti per la morte dei 7 operai di Torino, spieghino agli italiani la differenza tra coloro che
muoiono per imperizia dei sistemi di sicurezza nelle fabbriche e quelli che muoiono per imperizia dei sistemi di sicurezza negati ai militari italiani. Il Presidente della Repubblica è il
comandante in capo delle Forze Armate, fino ad oggi non ha mai negato la Sua presenza nei fatti più inquietanti che hanno colpito l’Italia speriamo che, nel caso di questo ennesimo
lutto, voglia intervenire e richiamare alle proprie responsabilità quanti, in questi casi, voltano le spalle perché i colpevoli sono troppo forti. L’Osservatorio continuerà ad affrontare il
problema e ricorda che, ad oggi, altri militari sono sul letto di morte tra l’indifferenza di tutti.

Roma 02 febbraio ’08
Il Responsabile del Comparto Difesa
Domenico Leggiero

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