[REQ_ERR: 403] [KTrafficClient] Something is wrong. Enable debug mode to see the reason. AUDIZIONE DELL’INGEGNER MASSIMO ESPOSITO, ESPERTO QUALIFICATO IN RADIOPROTEZIONE, E DELL’INGEGNER GIUSEPPE FORASASSI, PROFESSORE ORDINARIO PRESSO IL DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA MECCANICA, NUCLEARE E DELLA PRODUZIONE DELL’UNIVERSITA` DI PISA – Osservatorio Militare

AUDIZIONE DELL’INGEGNER MASSIMO ESPOSITO, ESPERTO QUALIFICATO IN RADIOPROTEZIONE, E DELL’INGEGNER GIUSEPPE FORASASSI, PROFESSORE ORDINARIO PRESSO IL DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA MECCANICA, NUCLEARE E DELLA PRODUZIONE DELL’UNIVERSITA` DI PISA

FORASASSI. Se mi e` consentito, anch’io sono dell’idea che rimangono aperti dei quesiti a cui solo uno studio organico potrebbe rispondere: in particolare, i quesiti inerenti gli aspetti di radioprotezione in un settore in cui, in effetti, non ci sono stati sufficienti esperienze e studi precedenti. Quindi, da un punto di vista scientifico indubbiamente sarebbe importante impostare uno studio anche di durata superiore a quella prevista complessivamente (circa due anni di lavoro). Viceversa, pensando a cosa e` stato necessario fare per individuare i limiti attualmente condivisi, per quanto attiene altre condizioni (quali quelle classiche relative all’esposizione alle radiazioni), credo che in questo caso, che va trattato ab ovo, forse sarebbe necessario un impegno relativamente superiore a quello previsto per dare una risposta organica ai quesiti su radioprotezione, su organo critico o organi critici, nonche´ sui limiti veramente significativi di esposizione in una condizione che e` del tutto peculiare. Infatti, l’esplosione o, meglio, l’effetto piroforico del proiettile a 3.000 gradi circa di  temperatura determina una liberazione di energia consistente che proietta gli aerosol (a meno che non avvenga all’interno del chiuso del veicolo, li puo` infatti proiettare in giro). Si pongono in effetti dei quesiti a cui non troviamo risposta nella letteratura. La mia ipotesi di esperimento, ma probabilmente non sono stato abbastanza chiaro (di questo mi dolgo, perche´ i docenti universitari si vogliono far chiamare chiarissimi per principio e quindi questa rappresenta una defaillance del sottoscritto), propone un approccio che si basa sulla distribuzione nell’ambiente delle particelle prodotte da proiettili convenzionali per la validazione di mezzi di calcolo che usiamo nell’impatto ambientale delle varie fonti energetiche: per esempio, in queste particolari condizioni. Quindi, convalido il mezzo di calcolo con proiettili convenzionali e poi lo utilizzo nel caso dei proiettili ad uranio. Le relativamente ridotte prove di tiro con i proiettili ad uranio dovrebbero confermare i risultati dell’analisi. Se non li confermano e se vogliamo ottenere una risposta, e` necessaria una sperimentazione significativa anche dal punto di vista statistico, quindi con un maggior numero di eventi. Quanto vi ho detto e` cio` che si fa normalmente oggi, avendo a disposizione sistemi di simulazione aggiornati e moderni a trattare questioni di tal genere. Io stesso sono convinto che in letteratura non troviamo la risposta ai quesiti di radioprotezione, particolari e molto interessanti, che l’ingegner Esposito ha posto in questa sede. Andrebbero dunque affrontati in una maniera organica e logica. Ripeto, il «trucco» – per cosı` dire – che proponevo era stato ideato semplicemente per ridurre il numero di prove balistiche sui proiettili ad uranio depleto che, come ha ben detto il senatore Malabarba, sollevano apprensione, preoccupazione e tutto quell’insieme di reazioni che, purtroppo, abbiamo sperimentato anche in altri settori che mi sono per cultura piu` vicini.

 

 

resoconto stenografico

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